Territori

Apicoltura sostenibile in aree incontaminate

Il nostro progetto di Apicoltura prevede il riuso e la rivalorizzazione ambientale ed economica di aree e territori depauperati dall’attività dell’uomo o in stato di abbandono.

Siamo costantemente guidati, nella nostra idea di fare apicoltura, dalla ricerca di territori o aree che hanno perso valore economico e agricolo dopo l’intervento dell’uomo perché  siamo convinti che tali aree, oggi non più sfruttabili e abbandonate, attraverso l’apicoltura possano rigenerarsi, recuperare il valore perduto e trovare una nuova destinazione d’uso. Crediamo che grazie al nostro modo di fare apicoltura si possa fornire un contributo concreto all’economia circolare preservando la biodiversità.  

Uno dei nostri obiettivi, quello a cui forse teniamo di più, è quello di fare conoscere un territorio attraverso il miele. Con il miele vogliamo dunque descrivere l’unicità di un territorio caratterizzato da particolari connotati ambientali e storico-culturali: sarà lui a creare suggestioni e a raccontare tutte le sfumature della flora che lo compongono. 

Vogliamo dunque offrirvi l’esperienza di gustare un territorio ed esplorarlo attraverso un miele, proprio come fanno le nostre api!

Le api che producono il miele Bee Patient godono di habitat unici per biodiversità e purezza delle acque.

Andiamo alla scoperta dei territori che abbiamo scelto per le nostre api.

Oasi Zarda

L’Oasi è caratterizzata dalla presenza di un grande lago di cava, da oltre 30 anni luogo di estrazione di materiali inerti ad opera di una società di escavazione.

Questo lago è stato denominato “Lago del Quaternario” in virtù del fatto che la profondità raggiunta negli anni attraverso l’ attività di escavazione ha consentito di estrarre materiali sabbiosi databili all’ultima glaciazione, il periodo Quaternario (10-15.000 anni fa).

L’acqua del lago è, dunque, particolarmente pura. I test sulle acque hanno infatti evidenziato la presenza dell’alga Daphniae che cresce soltanto in acque totalmente prive di inquinanti.

Per rendere sostenibile l’inevitabile depauperamento ambientale dovuto all’attività estrattiva, sono state effettuate numerose attività di recupero e valorizzazione dell’ambiente circostante rendendo l’Oasi un luogo unico per biodiversità su tutto il territorio della provincia di Ferrara.

Nel corso degli anni sono stati effettuati diversi interventi di piantumazione di alberi e piante autoctone. Le rive del lago, inoltre, sono state modellate per creare zone a diversa profondità; spiagge e isolotti che incentivano la nidificazione di uccelli stanziali e migratori.

Grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Botanica dell’Università di Ferrara sono state messe a dimora più di 15.000 piante ed essenze con l’obiettivo di incrementare ulteriori “corridoi ecologici” che accolgono oggi le nostre api.

Valle Zavelea

E’ inserita nella zona dei bacini del sistema delle valli di Comacchio, che compone il più esteso complesso di zone umide salmastre della Regione Emilia Romagna. La bonifica delle valli di Comacchio ha origine tra l’inizio e la metà del secolo scorso con le valli Zavelea, Pega, Rillo e Ponti.

Il territorio delle valli di Comacchio è composto per circa tre quarti da acque salmastre ed è inserito all’interno dello strumento Natura 2000 dell’Unione Europea che ha lo scopo di preservare la biodiversità attraverso aree tutelate denominate SIC (Siti di Interesse Comunitario) e ZPS (Zone a Protezione Speciale). Il sistema vallivo è caratterizzato da barene e dossi con vegetazione alofila (vegetazione che compie l’intero ciclo vitale in terreni ad elevato contenuto salino)

Valle Zavelea svolge la sua principale funzione come area di sosta e di rifugio per l’avifauna migratoria.

Qui le nostre arnie sono state posizionate nei pressi della presa d’acqua della valle tramite sifone dal canale Fossa-Foce gestito dal Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, al confine tra Valle Zavelea e Valle Fossa di Porto.

Rispetto ad altre valli l’acqua della valle Zavelea è perlopiù salmastra in quanto l’idrovora su Fossa-Foce funziona solo nei periodi di necessità per eliminare l’acqua dalla bonifica che viene immessa, attraverso un sifone di scarico, nella parte nord-est della valle, creando così le condizioni per una flora perlopiù alofila tipica di questo territorio.

Valle Lepri

Situato al confine tra la Zona di Protezione Speciale (ZPS) Valli del Mezzano e la Zona Speciale di Conservazione – Zona di Protezione Speciale  (ZSC-ZPS) valli di Comacchio, il sito è stato caratterizzato da storiche ed imponenti opere di bonifica realizzate a partire dagli anni ’30 del secolo scorso. Negli anni ’90 sono stati ripristinati stagni, prati umidi e praterie con arbusti attraverso l’applicazione di misure agroambientali finalizzate alla creazione e alla gestione di ambienti per la flora e la fauna selvatiche.

In quella che è l’area a minor densità abitativa d’Italia i terreni argillosi sono caratterizzati da ricchi depositi torbosi e la falda, costantemente superficiale e salmastra nella gran parte, è in grado di selezionare una flora spontanea decisamente alofila (vegetazione che compie l’intero ciclo vitale in terreni ad elevato contenuto salino). Inoltre, recentemente Valle Lepri è entrata a far parte a pieno titolo dei territori del Parco Regionale del Delta del Po.

Qui le nostre arnie sono state posizionate nei pressi dell’impianto idrovoro di Valle Lepri del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara sulle sponde del Canale Circondariale Gramigne Fosse. La flora che caratterizza il territorio è costituita da alberi ed arbusti autoctoni e spontanei nella fascia boscata che corre lungo il corso d’acqua adiacente come: Robinia o pseudoacacia, acero, sanguinello, quercia, tamerice, ontano, prugnolo, rovi, ecc..

Fascia Boscata di Fossalta

Il Canale di Fossalta racconta una storia di 1000 anni almeno intrecciata sul confine tra territori Lombardi ed Emiliani, tra la provincia di Ferrara e quella di Mantova. Esso compare nell’atto di donazione della corte di Sermide che Matilde di Canossa concedette al Vescovo di Mantova.

Agli inizi del ‘400 rappresenta il confine orientale tra i Marchesi di Mantova e i Duchi di Ferrara rivestendo un’importanza idraulica strategica in quanto importante arteria di scolo dell’Oltrepò mantovano. Proprio la sua importanza ne determina continui dissidi tra mantovani e ferraresi che trovano conciliazione solo grazie al Cardinale Bonifacio Bevilacqua e a Filippo II, marito di Isabella D’Este.

Venendo ai giorni nostri, il Consorzio della Bonifica Burana ha realizzato lungo diversi canali, tra cui il Fossalta, fasce tampone boscate e veri e propri boschi, ove ci fossero gli adeguati spazi

Alla fine degli anni ’80 tutte le aree che presentavano ‘spazi persi’ sono state progettate per creare porzioni di territorio ad alta biodiversità (corridoi ecologici) tramite la piantumazione di siepi, filari, complessi macchia con anche alberature ad alto fusto e radura raggiungendo la piantumazione di oltre 100.000 piante arboree e arbustive autoctone costituite principalmente da: quercia, olmo e acero campestre, pioppo, ciliegio, noce, bagolaro, ontano nero, carpino, frassino, rosa canina, prugnolo, frangola, berretta del prete, gelso, sanguinello, nocciolo, ligustro, pallon di maggio, sambuco.

L’area dove le nostre api lavorano incessantemente per farci assaggiare la storia e la natura di questo territorio, è all’interno di una fascia tampone boscata che corre lungo il canale Fossalta.

Ma cosa è una fascia tampone boscata?

Le fasce tampone boscate, sono zone di passaggio fra due o più comunità biologiche, il confine tra due ecosistemi, in questo caso tra un corso d’acqua ed un bosco. Si sviluppano dunque nella zona di transizione fra il corso d’acqua e il territorio circostante e svolgono azioni di filtro nei confronti dell’inquinamento diffuso di origine agricola inoltre concorrono alla stabilizzazione della riva aumentando la diversità degli habitat e la connettività di questi ultimi.

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